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NME E TRANSPOTEC LOGITEC, A MAGGIO A FIERA MILANO, RACCONTANO IL FUTURO DELLA MOBILITÀ. IVECO E IVECO BUS A BORDO DEI DUE EVENTI

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NME E TRANSPOTEC LOGITEC, A MAGGIO A FIERA MILANO, RACCONTANO IL FUTURO DELLA MOBILITÀ. IVECO E IVECO BUS A BORDO DEI DUE EVENTI

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Transizione nel segno del mix energetico
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I Fondi per il rinnovo del parco circolante finanziano le motorizzazioni alternative. Ma quali? E, inoltre, il diesel è arrivato al capolinea?

Il settore della mobilità vive in questi anni un periodo di grande rilancio grazie ai Fondi a disposizione per il rinnovo del parco circolante. Gli stanziamenti messi sul tavolo solo per svecchiare le flotte di autobus in Italia ammontano a oltre 7,5 miliardi di euro. Gran parte di questi fondi sono destinati a finanziare l’acquisto di mezzi a zero emissioni. In altre parole, il Paese volta pagina chiudendo parzialmente i rubinetti del gasolio. Ma quali sono le alternative tecnologiche al tradizionale motore endotermico? Più di una. La prima, quella più gettonata a livello urbano, è quella elettrica anche se i costi e i tempi di realizzazione delle infrastrutture hanno rallentato, per ora, il processo di transizione. Sempre a impatto zero l’idrogeno che in Italia si sta diffondendo a macchia di leopardo. La più grande flotta italiana è quella di Sasa Bolzano, mentre Tper Bologna è pronta a mettere in servizio una flotta di 127 bus a idrogeno. Sempre buone le opzioni del gas naturale e del gas liquefatto che, pur basandosi sul tradizionale motore a scoppio, consentono un taglio deciso delle emissioni allo scarico. Non a impatto zero, ma pur sempre tecnologie sostenibile, sono gli autobus ibridi (soprattutto a gas) che garantiscono una contrazione delle emissioni di circa il 20 per cento.

Ma il diesel è davvero al capolinea? Per gli utilizzi urbani sembrerebbe proprio di sì. Per altri profili di missione ci sono ancora dei fondi, seppur pochi, da spendere (in fretta). Eppure, ci sarebbe una soluzione per non stravolgere completamente l’organizzazione aziendale. Sul mercato, infatti, c’è un gasolio ‘naturale’ che potrebbe fornire un contributo deciso all’obiettivo di rendere sempre più sostenibile il trasporto pubblico. Il suo nome è HVO (Hydrotreated Vegetable Oil, olio vegetale idrogenato), un biocarburante prodotto da materie prime di scarto e residui vegetali e da oli generati da colture non in competizione con la filiera alimentare. L’HVO è in grado di essere utilizzato sui motori diesel euro 5 ed euro 6 con una riduzione di emissioni del 90%. La sua diffusione è frenata dal fatto che non è previsto lo sconto sulle accise e il suo costo alla pompa è più alto del gasolio tradizionale. Gasolio, quello tradizionale, che sino a ieri era in grado di dare una risposta orizzontale agli operatori (dall’urbano alla linea a lunga percorrenza) a differenza delle nuove tecnologie che rispondono, invece, a specifiche esigenze operative. La parola d’ordine per il prossimo futuro? Mix energetico. Dove anche l’HVO troverà posto come già successo in Germania.